Home Arrestati 3 giovani indipendentisti baschi a Roma
Sugli arresti di Roma
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Roma - Iniziative di solidarietà con i tre compagni baschi arrestati |
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Scritto da ehlroma
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Domenica 05 Settembre 2010 19:58 |
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Mercoledì 8 settembre dalle 10 - presidio a Piazzale Clodio a Roma per chiedere la liberazione immediata di Zurine, Artzai e Fermin; per dire no alla loro consegna alle autorità spagnole; per rivendicare il ripristino delle libertà democratiche fondamentali nel Paese Basco
Tre attivisti del movimento giovanile indipendentista basco si trovano, dal 10 giugno, detenuti nelle carceri di Terni e Rebibbia dopo essere stati arrestati dalla Digos mentre volantinavano nei pressi del parlamento italiano. Sfuggiti alla maxi retata che il 24 novembre 2009 ha portato nelle carceri spagnole 34 giovani delle associazioni e dei collettivi della sinistra indipendentista basca, Fermin, Artzai e Zurine hanno cercato di rompere, attraverso una conferenza stampa convocata a Roma, il muro mediatico che in Europa cela la repressione politica di cui è oggetto il movimento indipendentista basco.
I governi "democratici" di Madrid perpetrano infatti, in assoluta libertà, uno degli scandali politici più sconcertanti del continente: mettono al bando partiti e organizzazioni politiche, arrestano i loro militanti, li torturano nelle carceri, costringono l'intera sinistra indipendentista basca ad una condizione di illegalità. A seguito dell'illegalizzazione di Segi nel 2005, una delle organizzazioni giovanili più numerose del Paese Basco, la persecuzione ha esteso il suo raggio d'azione scatenando la persecuzione di centinaia di giovani, negando i loro più elementari diritti civili e politici: dalla libertà di associarsi in organizzazioni politiche alla libertà di manifestare liberamente le proprie idee. Nonostante i dossier di Amnesty International e delle Nazioni Uniti e le denunce di avvocati, giornalisti e intellettuali, attraverso una massiccia censura e manipolazione mediatica Madrid continua impunemente in un'opera di sistematica repressione politica contro un intero popolo che ha eguali solo nel trattamento che la Turchia riserva ai Kurdi.
Madrid si copre dietro lo scudo dei suoi affari interni, ma l'Europa deve intervenire per porre fine alla criminalizzazione della gioventù basca e favorire la risoluzione politica e democratica del conflitto che da anni la sinistra basca persegue tenacemente. L'Italia e la città di Roma in particolare hanno oggi una importante occasione per dare un segnale chiaro opponendosi alla riconsegna di Zurine, Fermin e Artzai alle autorità spagnole e chiedendo ai giudici italiani la loro liberazione immediata. Ai tre ragazzi non è infatti contestato alcun reato specifico, ma solo la supposta adesione all'organizzazione politica Segi. Eppure in Spagna rischiano dai 6 ai 12 anni di carcere per un reato di opinione.
Se i tre venissero consegnati alla Polizia Spagnola rischierebbero inoltre di subire quei maltrattamenti e quelle torture che purtroppo costituiscono la normalità nei commissariati e nelle carceri di Madrid.
Hanno finora aderito: Euskal Herriaren Lagunak - Amici e amiche del Paese Basco, Action-Diritti in movimento, La Strada, Corto Circuito, Radio Città Aperta, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Comunisti Uniti, Comunisti-Sinistra Popolare, Federazione della Sinistra-Roma...
Martedì 7 settembre cena sociale alla Casa del Popolo di Trionfale
Martedì 7 settembre, per contribuire alle spese che gravano sulle famiglie dei tre giovani costrette ogni settimana a volare a Roma dai Paesi Baschi per poter visitare in carcere i propri cari la Casa del Popolo di Trionfale ha organizzato una cena sociale a sottoscrizione durante la quale verrà fornito materiale sulla questione basca e sarà possibile aggiornare i partecipanti sulla vicenda.
Presso la Casa del Popolo in Piazzale degli Eroi 9 a partire dalle 20.30 |
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Zurine, Artzai e Fermin: la decisione dei giudici italiani sull’estradizione dei 3 giovani baschi rinviata all’8 settembre |
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Scritto da ehlitalia
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Domenica 05 Settembre 2010 19:56 |
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Marco Santopadre, Radio Città Aperta
“Tutti a casa” recitava il titolo di un famoso film sulla fatidica data dell’8 settembre. Potrebbe quindi essere di buon auspicio il rinvio a mercoledì prossimo della decisione, da parte dei giudici della Corte d’Appello di Roma, sulla consegna alle autorità spagnole di Zurine, Artzai e Fermin. I tre giovani baschi arrestati lo scorso 10 giugno a Roma dalla Digos, mentre si accingevano a spiegare in una conferenza stampa la loro condizione di perseguitati politici in Spagna, dovranno quindi attendere nelle prigioni di Terni e Rebibbia l’esito dell’iter giudiziario innescato dal mandato di cattura europeo spiccato dalla magistratura speciale di Madrid dopo che erano scampati ad una retata, nel novembre del 2009, che aveva portato all’arresto di ben 34 ragazzi e ragazze del movimento indipendentista basco. La giovane di Lekeitio e i due ragazzi di Antsoain e Iruna dovranno aspettare in cella che una traduttrice nominata dalla corte proceda entro il prossimo 7 settembre alla traduzione di una sentenza, inviata dall’Audiencia Nacional, con la quale nel 2005 Madrid metteva fuori legge ‘Segi’, l’organizzazione giovanile di sinistra e indipendentista alla quale i tre giovani sono accusati di appartenere. Un faldone da ben 450 pagine, arrivato a Roma solo lo scorso 26 agosto in lingua originale, nonostante che lo scorso 28 luglio, al termine della prima udienza, i giudici di Roma avessero rinviato il tutto ad oggi, proprio perché la documentazione con la quale Madrid chiedeva la consegna dei tre arrestati era stata giudicata pesantemente insufficiente sia dal punto di vista delle motivazioni giuridiche di fondo sia degli eventuali reati addebitati ai singoli accusati. La documentazione richiesta al tribunale antiterrorismo di Madrid è arrivata solo pochi giorni fa ed oltre tutto in lingua originale, costringendo la Corte d’Appello a rinviare di nuovo la decisione alla prossima settimana, proprio in scadenza del termine che la legge concede alla magistratura italiana per potersi esprimere sulla richiesta spagnola. Un ulteriore rinvio che rappresenta un castigo non solo nei confronti dei tre arrestati, ma anche delle loro famiglie, costrette ormai dal 10 giugno a fare la spola tra le loro città e Roma e Terni per poter visitare i propri congiunti. La notizia non è stata bene accolta dai 12 tra parenti e amici degli accusati che durante l’udienza hanno potuto vedere, seppur per pochi istanti, i loro cari all’interno di un’aula letteralmente assediata da decine tra agenti di Polizia Penitenziaria e Carabinieri innervositi dalla loro presenza e da un presidio di solidarietà che ha visto prima dentro i corridoi del Tribunale e poi a Piazzale Clodio la presenza di una quarantina di giovani aderenti ai centri sociali, alla rete di solidarietà con Euskal Herria e ad alcune organizzazioni politiche della sinistra romana. Una ennesima manifestazione, dopo quelle già organizzate nei mesi scorsi, per tornare a chiedere che i tre giovani vengano scarcerati e vista l’inconsistenza delle accuse nei loro confronti sia negata la loro consegna a Madrid. D’altronde la magistratura spagnola non è che si sia particolarmente preoccupata di sostanziare con prove e documentazione ulteriore – come richiesto da Roma - la propria richiesta di ‘estradizione’: che si tratti di una disattenzione dei colleghi di Garzon o di una mancanza di argomentazioni giuridiche – nessuna accusa specifica viene contestata a Zurine, Fermin e Artzai tranne la cosiddetta appartenenza a Segi, anch’essa affatto supportata da prove – sta di fatto che l’atteggiamento di Madrid potrebbe aver indispettito i giudici italiani, che finora, per lo meno, non hanno affrontato la questione con la prevedibile leggerezza e fretta. Lo hanno sicuramente notato Grande Marlaska e soci che infatti, nella lettera di accompagnamento giunta a Piazzale Clodio il 26 agosto insieme alla sentenza con cui mettevano fuori legge la più grande organizzazione giovanile basca scrivono: “"Il principio di fiducia (alla base del Mandato d'Arresto Europeo, ndr) è basato sulla conseguenza di appartenere a uno spazio comune di sicurezza, libertà e giustizia, dove gli elementi che formano uno stato di diritto non sono predicabili". Una vera e propria intimazione ai magistrati italiani affinché consegnino in fretta i tre giovani baschi e non si impiccino troppo di come funziona la giustizia in Spagna. Se di mezzo non ci fosse una possibile condanna fino a 12 anni di carcere per meri reati d’opinione, ci sarebbe da ridere…
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4827&Itemid=9 |
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Bloccata l'estradizione dei tre compagni baschi. Tutto rimandato a settembre |
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Scritto da ehlitalia
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Lunedì 02 Agosto 2010 23:41 |
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fonte: Radio Città Aperta
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4744&Itemid=9
28-07-2010/17:39
Alle 13.30 di oggi, dopo una mezzora passata in camera di consiglio, i giudici della Prima Sezione della Corte d’Appello di Roma hanno giudicato largamente insufficienti e inconsistenti i documenti forniti dall’Audiencia Nacional di Madrid a supporto della richiesta di consegna dei tre giovani baschi arrestati a Roma dalla Digos il 10 giugno, ed hanno ordinato una nuova udienza per il prossimo primo settembre. Nel frattempo i tre giovani indipendentisti dovranno rimanere in carcere (la ragazza a Rebibbia e i due ragazzi a Terni) ma i giudici del Tribunale di Roma hanno chiesto alle autorità italiane che chiedano urgentemente a quelle iberiche la documentazione originale con la quale la Corte Suprema Spagnola nel 2007 ha deciso la messa fuori legge dell’organizzazione giovanile basca Segi (considerata da Madrid di natura terroristica) e soprattutto una documentazione che attesti di cosa sono accusati direttamente i tre imputati. Infatti nel materiale finora fornito alle autorità italiane da quelle di Madrid non c’è uno straccio non solo di prova, ma neanche un misero indizio che attesti la partecipazione di Zurine Gogenola Goitia, Fermin Martinez Lakunza e Artzai Santesteban Arizkuren ad attività delittuose o violente, e neanche che ne certifichi l’adesione al movimento Segi. Si tratta di argomentazioni – hanno fatto notare gli avvocati Maria Luisa D’Addabbo e Cesare Antetomaso nelle loro lunghe e particolareggiate arringhe – basate esclusivamente su una confusa elencazione di nomi, fatti ed eventi che nulla hanno a che fare con le accuse rivolte ai tre giovani, arrestati a Roma a causa di un ordine di cattura europeo spiccato nel dicembre del 2009 dal giudice del tribunale speciale di Madrid Fernando Grande Marlaska. Nel testo che accompagna il cosiddetto ‘euro orden’ e nei materiali integrativi spediti posteriormente all’arresto (per altro uno sfacciato copia-incolla dei testi originali…) si ripetono i soliti teoremi che da anni guidano l’attività repressiva della magistratura e del governo spagnolo: cioè che ogni attività del movimento sociale e politico della sinistra indipendentista basca è da ritenersi delittuosa e manovrata dall’organizzazione armata ETA... Ma nei documenti che secondo Madrid giustificherebbero una condanna dai 6 ai 12 anni di galera non c’è alcun riferimento a responsabilità concrete da parte dei tre imputati, che proprio consci dell’inconsistenza e della aleatorietà dell’accusa nei loro confronti denunciare in Italia la persecuzione nei loro confronti, nel giugno scorso, ponendo così fine ad un periodo di latitanza durato parecchi mesi, da quando cioè riuscirono a sfuggire a una retata contro decine di simpatizzanti della sinistra indipendentista che si saldò con numerosi arresti. Oggi quindi i giudici della Corte d’Appello non hanno potuto fare altro che rimandare la decisione sulla consegna alle autorità spagnole agli inizi di settembre, ammesso che la magistratura spagnola possa nel frattempo fornire elementi maggiori e circostanziati che provino la partecipazione dei tre accusati a momenti o attività delittuose. Perché per ora si parla genericamente di manifestazioni, riunioni, conferenze stampa e del boicottaggio della Coca Cola… Cioè attività politiche e pacifiche che evidentemente la magistratura spagnola, con la copertura del potere politico, assimila a comportamenti da criminalizzare e da punire con pene draconiane. Non stupisce quindi, come hanno sottolineato gli avvocati difensori fornendo una dettagliata documentazione alla corte, che da anni numerose istituzioni internazionali, compresa l’ONU, raccomandino alla Spagna un cambiamento di rotta radicale. E neanche stupisce che in numerosi paesi europei la magistratura abbia rigettato, negli ultimi mesi, l’applicazione di ordini di cattura contro alcuni scampati alla retata del 24 novembre del 2009 per mancanza o insufficienza di elementi probatori o per la manifesta arbitrarietà delle argomentazioni giuridiche correlate agli ordini di cattura europei. Come hanno ricordato oggi D’Addabbo e Antetomaso in aula, pareri negativi si sono avuti sia in Francia sia in Irlanda del Nord, paesi non certi inclini alla tolleranza nei confronti delle organizzazioni armate e delle attività politiche delle rispettive minoranze nazionali. Per quanto riguarda la situazione dei tre giovani baschi detenuti a Roma e Terni per ora la decisione è solo rimandata: ma almeno la magistratura italiana non ha dato per scontato che la richiesta da parte di Madrid della consegna dei tre fosse basata su accuse fondate e circostanziate, chiedendo un supplemento di indagine e riservandosi di decidere più in là. Il rischio concreto era che quell’aura di democraticità che ancora aleggia immeritatamente sulla Spagna degli squadroni della morte e dei processi sommari rendesse l’udienza di oggi una pura formalità. |
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2 dei compagni baschi arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Terni |
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Scritto da ehlitalia
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Mercoledì 14 Luglio 2010 18:33 |
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Per tutti i compagni che volessero scrive e esprimere la loro solidarietà questo è il nuovo indirizzo:
CASA CIRCONDARIALE STRADA DELLE CAMPORE 32 05100 TERNI
Fermin Martinez Lakunza Artzai Santesteban Arizkuren
La compagna invece rimane ancora al carcere di Rebibbia a Roma. |
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"Liberateli, sono solo attivisti politici perseguitati da Madrid" |
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Scritto da ehlitalia
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Domenica 27 Giugno 2010 21:21 |
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24-06-2010/18:29
Tratto dal sito di Radio Città Aperta http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4537&Itemid=9
Alle 14 la sala delle conferenze stampa del Comune di Roma è già piena. Giornalisti spagnoli e colleghi italiani, ma anche gli avvocati, i consiglieri municipali, provinciali e regionali della sinistra, attivisti dei centri sociali romani e della rete di solidarietà col popolo basco e anche alcuni familiari di Artzai, Zurine e Fermin. Questi ultimi sono arrivati tra sabato e lunedì per vedere e assistere i ragazzi arrestati dalla Digos giovedì 10 giugno a pochi metri da qui, sotto i portici della Galleria Alberto Sordi. Prima di arrivare agli uffici del Comune sono stati a Regina Coeli e a Rebibbia; “Un’ora di visita che è volata” fa notare la mamma di Zurine. “Le condizioni di detenzione dei tre ragazzi sono molto dure, sono sottoposti a un regime di sicurezza appena al di sotto di quello massimo previsto dal 41bis, praticamente un isolamento quasi totale. Artzai e Fermin avrebbero diritto ad un’ora d’aria al giorno ma per problemi legati alla mancanza di spazi e al sovraffollamento possono stare fuori dalle celle e sgranchirsi le gambe solo 10 minuti. Inoltre non parlano una parola d’italiano e ogni richiesta al personale carcerario diventa complicatissima”. Lo racconta l’avvocato Maria Luisa D’Addabbo, dell’Associazione dei Giuristi Democratici che poi comunque spiega che almeno psicologicamente i tre reclusi sono in buone condizioni. “Quando hanno indetto la conferenza stampa in Piazza Montecitorio e poi hanno iniziato a volantinare erano coscienti del fatto che ciò li avrebbe messi a rischio di essere arrestati, ma lo hanno fatto per dimostrare fino in fondo la loro estraneità alle accuse che gli vengono rivolte dalla magistratura spagnola e per denunciare la criminalizzazioni di comportamenti pacifici e politici che invece vengono perseguiti”. Pur essendo solo attivisti politici – perché è solo di questo che li accusa la famigerata Audiencia Nacional di Madrid - se fossero consegnati alla Spagna rischierebbero una condanna fino ai 12 anni di reclusione, sulla base dell’articolo 515 del Codice Penale spagnolo equiparabile – spiega la D’Addabbo – al 270 bis. Associazione sovversiva con finalità di terrorismo… “Nel fascicolo che li riguarda non ci sono elementi probatori riguardo a una loro presunta partecipazione ad un’organizzazione sovversiva e tantomeno terroristica. Emerge quindi che sono accusati di un delitto d’opinione, cioè di adoperarsi politicamente per l’indipendenza della loro terra.” I tre giovani si oppongono alla consegna allo Stato Spagnolo visto il grave rischio che corrono una volta nelle mani degli apparati di Madrid. “Dei 34 giovani arrestati nella maxi retata preventiva del 24 novembre del 2009 ben 25 hanno denunciato di esser stati torturati fisicamente e psicologicamente’ spiega Edurne Iriondo, la legale basca arrivata a Roma per sostenere la difesa di Zurine, Artzai e Fermin. ‘L’attività politica alla luce del sole dei giovani baschi viene considerato un comportamento illegale, da criminalizzare e da perseguire. Decine di giovani hanno denunciato di esser stati torturati durante i 5 giorni di isolamento totale che la legge spagnola concede agli apparati di sicurezza” denuncia Edurne. E’ il periodo della ‘incomunicaciòn’, una vera e propria istigazione alla tortura per apparati di sicurezza che sanno di poter contare su una impunità totale e su 5 giorni in cui il detenuto non può avere nessun contatto né con i familiari, né con un avvocato - neanche quello d’ufficio - né con un medico. C’è tutto il tempo per torturare e far sparire alcuni dei segni lasciati sui corpi dei deternuti… Da tempo numerose istituzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, oltre ad Amnesty International e a Human Right Watch, chiedono a Madrid di abolire la incomunicaciòn ma i governi spagnoli, di ogni colore, hanno sempre ripetuto che serve ad accelerare le indagini e a rafforzare la lotta antiterrorista. “Una lotta antiterrorista che non giustifica la violazione sistematica dei diritti umani e gli arresti arbitrari, e che non può essere tollerata quando diventa repressione e criminalizzazione di comportamenti politici e non violenti” affermano Fabio Nobile, consigliere regionale della Federazione della Sinistra, e Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà che annunciano di mettersi a disposizione della campagna di solidarietà con gli arrestati e si sommano alla richiesta che i giudici italiani non concedano l’estradizione. “L’Unione Europea e i media, che finora non si sono affatto occupati del caso, abbandoni questo silenzio complice e si impegnino a trovare una soluzione democratica al conflitto basco” afferma Nobile, portavoce romano della FdS. “Il rischio - evidenzia l’avvocato Cesare Antetomaso - è che i giudici italiani considerino l’ordine di cattura europeo un puro atto formale, al quale non si può che acconsentire. Ma non è così”. Secondo Edurne Iriondo ci sono le condizioni affinché i magistrati italiani dicano no all’ordine di cattura europeo spiccato da Grande-Marlaska, e non sarebbe la prima volta. E’ già successo negli ultimi mesi in casi molto simili in Francia e Irlanda del Nord, dove alcuni giudici hanno ritenuto inconsistenti e non sufficientemente supportate da prove le richieste di consegna emesse dai colleghi iberici. “Speriamo che i tribunali italiani prendano in considerazione tutti gli elementi a disposizione e che agiscano con piena indipendenza” conclude Edurne. Le amministrazioni carcerarie di Regina Coeli e Rebibbia sembrano accanirsi contro Zurine, Artzai e Fermin: negli ultimi giorni gli sono state rifiutate penne, asciugamani, una felpa… ‘Dipende da quale guardia c’è di turno quel giorno” fa notare il fratello di Artzai. Nel frattempo però nelle celle stanno arrivando tanti messaggi, lettere, cartoline. Dai loro amici, compagni e parenti nei Paesi Baschi. Ma anche da Roma, Milano, Firenze: un saluto e un abbraccio da tanti giovani come loro, nella speranza di riabbracciarli presto o di conoscerli di persona. Sulle cartoline prestampate messe a disposizione da ‘La Strada’ e dal ‘Corto Circuito’ c’è scritto solo, nella loro lingua, “Maite zaituztegu, vi vogliamo bene”. |
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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Giugno 2010 21:24 |
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Iniziative e appelli
Con la Gioventù Basca
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