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EHL Italia - Sito italiano di Euskal Herriaren Lagunak
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2 dei compagni baschi arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Terni |
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Scritto da ehlitalia
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Mercoledì 14 Luglio 2010 18:33 |
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Per tutti i compagni che volessero scrive e esprimere la loro solidarietà questo è il nuovo indirizzo:
CASA CIRCONDARIALE STRADA DELLE CAMPORE 32 05100 TERNI
Fermin Martinez Lakunza Artzai Santesteban Arizkuren
La compagna invece rimane ancora al carcere di Rebibbia a Roma. |
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"Liberateli, sono solo attivisti politici perseguitati da Madrid" |
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Scritto da ehlitalia
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Domenica 27 Giugno 2010 21:21 |
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24-06-2010/18:29
Tratto dal sito di Radio Città Aperta http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4537&Itemid=9
Alle 14 la sala delle conferenze stampa del Comune di Roma è già piena. Giornalisti spagnoli e colleghi italiani, ma anche gli avvocati, i consiglieri municipali, provinciali e regionali della sinistra, attivisti dei centri sociali romani e della rete di solidarietà col popolo basco e anche alcuni familiari di Artzai, Zurine e Fermin. Questi ultimi sono arrivati tra sabato e lunedì per vedere e assistere i ragazzi arrestati dalla Digos giovedì 10 giugno a pochi metri da qui, sotto i portici della Galleria Alberto Sordi. Prima di arrivare agli uffici del Comune sono stati a Regina Coeli e a Rebibbia; “Un’ora di visita che è volata” fa notare la mamma di Zurine. “Le condizioni di detenzione dei tre ragazzi sono molto dure, sono sottoposti a un regime di sicurezza appena al di sotto di quello massimo previsto dal 41bis, praticamente un isolamento quasi totale. Artzai e Fermin avrebbero diritto ad un’ora d’aria al giorno ma per problemi legati alla mancanza di spazi e al sovraffollamento possono stare fuori dalle celle e sgranchirsi le gambe solo 10 minuti. Inoltre non parlano una parola d’italiano e ogni richiesta al personale carcerario diventa complicatissima”. Lo racconta l’avvocato Maria Luisa D’Addabbo, dell’Associazione dei Giuristi Democratici che poi comunque spiega che almeno psicologicamente i tre reclusi sono in buone condizioni. “Quando hanno indetto la conferenza stampa in Piazza Montecitorio e poi hanno iniziato a volantinare erano coscienti del fatto che ciò li avrebbe messi a rischio di essere arrestati, ma lo hanno fatto per dimostrare fino in fondo la loro estraneità alle accuse che gli vengono rivolte dalla magistratura spagnola e per denunciare la criminalizzazioni di comportamenti pacifici e politici che invece vengono perseguiti”. Pur essendo solo attivisti politici – perché è solo di questo che li accusa la famigerata Audiencia Nacional di Madrid - se fossero consegnati alla Spagna rischierebbero una condanna fino ai 12 anni di reclusione, sulla base dell’articolo 515 del Codice Penale spagnolo equiparabile – spiega la D’Addabbo – al 270 bis. Associazione sovversiva con finalità di terrorismo… “Nel fascicolo che li riguarda non ci sono elementi probatori riguardo a una loro presunta partecipazione ad un’organizzazione sovversiva e tantomeno terroristica. Emerge quindi che sono accusati di un delitto d’opinione, cioè di adoperarsi politicamente per l’indipendenza della loro terra.” I tre giovani si oppongono alla consegna allo Stato Spagnolo visto il grave rischio che corrono una volta nelle mani degli apparati di Madrid. “Dei 34 giovani arrestati nella maxi retata preventiva del 24 novembre del 2009 ben 25 hanno denunciato di esser stati torturati fisicamente e psicologicamente’ spiega Edurne Iriondo, la legale basca arrivata a Roma per sostenere la difesa di Zurine, Artzai e Fermin. ‘L’attività politica alla luce del sole dei giovani baschi viene considerato un comportamento illegale, da criminalizzare e da perseguire. Decine di giovani hanno denunciato di esser stati torturati durante i 5 giorni di isolamento totale che la legge spagnola concede agli apparati di sicurezza” denuncia Edurne. E’ il periodo della ‘incomunicaciòn’, una vera e propria istigazione alla tortura per apparati di sicurezza che sanno di poter contare su una impunità totale e su 5 giorni in cui il detenuto non può avere nessun contatto né con i familiari, né con un avvocato - neanche quello d’ufficio - né con un medico. C’è tutto il tempo per torturare e far sparire alcuni dei segni lasciati sui corpi dei deternuti… Da tempo numerose istituzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, oltre ad Amnesty International e a Human Right Watch, chiedono a Madrid di abolire la incomunicaciòn ma i governi spagnoli, di ogni colore, hanno sempre ripetuto che serve ad accelerare le indagini e a rafforzare la lotta antiterrorista. “Una lotta antiterrorista che non giustifica la violazione sistematica dei diritti umani e gli arresti arbitrari, e che non può essere tollerata quando diventa repressione e criminalizzazione di comportamenti politici e non violenti” affermano Fabio Nobile, consigliere regionale della Federazione della Sinistra, e Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà che annunciano di mettersi a disposizione della campagna di solidarietà con gli arrestati e si sommano alla richiesta che i giudici italiani non concedano l’estradizione. “L’Unione Europea e i media, che finora non si sono affatto occupati del caso, abbandoni questo silenzio complice e si impegnino a trovare una soluzione democratica al conflitto basco” afferma Nobile, portavoce romano della FdS. “Il rischio - evidenzia l’avvocato Cesare Antetomaso - è che i giudici italiani considerino l’ordine di cattura europeo un puro atto formale, al quale non si può che acconsentire. Ma non è così”. Secondo Edurne Iriondo ci sono le condizioni affinché i magistrati italiani dicano no all’ordine di cattura europeo spiccato da Grande-Marlaska, e non sarebbe la prima volta. E’ già successo negli ultimi mesi in casi molto simili in Francia e Irlanda del Nord, dove alcuni giudici hanno ritenuto inconsistenti e non sufficientemente supportate da prove le richieste di consegna emesse dai colleghi iberici. “Speriamo che i tribunali italiani prendano in considerazione tutti gli elementi a disposizione e che agiscano con piena indipendenza” conclude Edurne. Le amministrazioni carcerarie di Regina Coeli e Rebibbia sembrano accanirsi contro Zurine, Artzai e Fermin: negli ultimi giorni gli sono state rifiutate penne, asciugamani, una felpa… ‘Dipende da quale guardia c’è di turno quel giorno” fa notare il fratello di Artzai. Nel frattempo però nelle celle stanno arrivando tanti messaggi, lettere, cartoline. Dai loro amici, compagni e parenti nei Paesi Baschi. Ma anche da Roma, Milano, Firenze: un saluto e un abbraccio da tanti giovani come loro, nella speranza di riabbracciarli presto o di conoscerli di persona. Sulle cartoline prestampate messe a disposizione da ‘La Strada’ e dal ‘Corto Circuito’ c’è scritto solo, nella loro lingua, “Maite zaituztegu, vi vogliamo bene”. |
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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Giugno 2010 21:24 |
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Conferenza stampa contro la tortura a Roma |
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Scritto da ehlfirenze
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Domenica 27 Giugno 2010 21:16 |
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Giovedì 24 giugno 2010 ore 14:00 Promuove la rete solidale con Euskal Herria
Sommario A sostegno dei giovani baschi detenuti a Roma
CONFERENZA STAMPA Ore 14. SALA CONFERENZE DEI GRUPPI CONSILIARI. Via delle Vergini,18 Roma.
EMERGENZA DEMOCRATICA IN EUROPA. TORTURA E REPRESSIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI NELLO STATO SPAGNOLO: IL CASO DEI GIOVANI ZURINE, FERMIN E ARTZAI.
Tre attivisti del movimento giovanile indipendentista basco si trovano oggi detenuti nelle carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia in seguito agli arresti che la Digos ha eseguito contro di loro il 10 giugno, mentre volantinavano nei pressi del Parlamento Italiano. Sfuggiti alla maxi retata che il 24 novembre ha portato nelle carceri dello Stato spagnolo 34 militanti delle associazioni e dei collettivi giovanili baschi, Fermin Martinez Lakunza, Artzai Santesteban Arizkuren e Zurine Gogenola Goitia hanno deciso di “costituirsi” in Italia, fuori dagli stati spagnolo e francese, per cercare di rompere il muro mediatico che in Europa circonda il problema della repressione politica e della violazione dei diritti fondamentali democratici di cui è oggetto la popolazione nei Paesi Baschi. Il governo italiano, la città di Roma, sul suolo della quale è stato eseguito l’arresto, non possono ignorare il rischio al quale saranno esposti i tre ragazzi nel momento in cui saranno estradati nello stato spagnolo. La città democratica di Roma è quindi invitata a prendere parola e a chiedere che si vigili sul rispetto dei diritti dei tre giovani attivisti, anche a seguito della loro estradizione.
INTERVERRANNO: - Le e i familiari dei tre giovani detenuti - Marco Santopadre attivista e giornalista di Radio Città Aperta - Marialuisa D'Addabbo legale difensore - Carmela Lavorato legale difensore - Cesare Antetomaso legale difensore - Edurne Iriondo Garitagoitia avvocata basca che difende alcuni co-imputati dei tre detenuti a Roma - Dr.Fabio Marcelli Ricercatore del CNR Istituto Studi Giuridici Internazionali per l’associazione “Giuristi Democratici” - Andrea Alzetta consigliere al Comune di Roma di “Roma in ACTIon” - Fabio Nobile consigliere della Regione Lazio della “Federazione della Sinistra” - Gianluca Peciola consigliere della Provincia di Roma di “SEL” - Ivano Peduzzi consigliere della Regione Lazio della “Federazione della Sinistra” - La rete solidale con Euskal Herria
www.basqueyouth.wordpress.com
Da: http://roma.indymedia.org/node/21857 |
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Asilo politico per i tre baschi arrestati a Roma! |
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Scritto da ehlitalia
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Sabato 19 Giugno 2010 10:55 |
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Giovedì 10 giugno 2010 sono stati arrestati a Roma tre giovani indipendentisti e indipendentiste basche -Fermin Martinez Lacunza, Zurine Gogenola Goitia, Artzai Santesteban Arizkuren-, mentre distribuivano volantini contro la criminalizzazione del movimento giovanile nel Paese Basco e in denuncia della violenta repressione politico-militare attuata dal governo spagnolo contro il popolo basco: decenni di arresti selettivi; illegalizzazione di partiti, rappresentanze sociali e dei lavoratori, collettivi giovanili; chiusura di organi di stampa; tortura sistematica degli attivisti arrestati, dispersione dei prigionieri politici, ...
E' in questo quadro che i 3 arrestati, giunti a Roma per tenere una conferenza stampa, erano perseguiti dallo scorso 24 novembre, giorno in cui una montatura del tristemente noto giudice Fernando Grande-Marlaska, del tribunale speciale "antiterrorismo" spagnolo, aveva portato a una maxi-retata contro oltre 50 giovani di collettivi e associazioni della gioventù basca.
Nei confronti dei tre l’accusa è esclusivamente di appartenere all’organizzazione giovanile "Segi", messa di punto in bianco fuori legge nel 2007 con la pretestuosa motivazione che sarebbe stata agli ordini di ETA. Ai tre non viene contestato nessun reato specifico, rendendo evidente la natura assolutamente politica di questa persecuzione giudiziaria, che dura ormai da anni contro gli attvisti del movimento indipendentista basco. Esprimiamo la massima solidarietà ai tre arrestati e, mentre si stanno avviando le prime iniziative in loro sostegno, ci impegnamo a realizzare tutto quanto sia alla nostra portata per denunciare questo vero e proprio sequestro di persona. Denunciamo anche l'atteggiamento complice dei mass media, che decretano una censura di fatto su quanto succede intorno al conflitto basco, consentendo che anche un crimine come l'arresto di questi tre giovani passi nell'indifferenza dei più.
Entro giugno la magistratura italiana deciderà sulla richiesta di estradizione avanzata da Madrid. Sono già centinaia i giovani torturati dai corpi di polizia spagnoli in seguito a questo genere di inchieste. Che la pratica della tortura nello Stato Spagnolo sia un fatto quotidiano è noto, e viene riconosciuto persino da organizzazioni come Amnesty International o il Comitato Contro la Tortura dell'ONU. Esigiamo con forza che i tre arrestati non vengano estradati nelle mani dei torturatori spagnoli, che venga loro riconosciuto il diritto di asilo politico, e che vengano immediatamente scarcerati.
Italia, 18 giugno 2010
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Per adesioni:
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Scriviamo ai compagni baschi in carcere |
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Scritto da ehlitalia
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Mercoledì 16 Giugno 2010 20:00 |
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Zurine Gogenola Goitia Casa circondariale Rebibbia Femminile, via Bartolo Longo 92 - 00156 Roma
Fermin Martinez Lacunza Casa circondariale Regina Coeli Maschile. Via della Lungara 29, 00165 Roma
Artzai Santesteban Arizkuren Casa circondariale Regina Coeli Maschile. Via della Lungara 29, 00165 Roma |
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